Valdichiana Aretina · Trenta secoli di paesaggio
La storia
della Valdichiana
Un territorio che cambia senza smettere di riconoscersi. Acqua, città, campi, pietra, uomini e tradizioni: una storia che continua a riscrivere il paesaggio.
Da un logo a un paesaggio
La Valdichiana è un quadro
in perenne aggiornamento
Una Leopoldina e alcuni cipressi: queste le immagini stilizzate che indicano graficamente l’ambito turistico della Valdichiana aretina. Segni potenti che simboleggiano un paesaggio apparentemente cristallizzato intorno ad alcune icone, ma di fatto in perenne metamorfosi. La Valdichiana, potremmo dire, è un quadro in perenne aggiornamento; il pittore, ovvero l’uomo, aggiunge di continuo nuovi colori dalla tavolozza, non mediante un pennello, ma semplicemente vivendoci all’interno e lasciando le tracce del proprio passato.
È un paesaggio che, come tutto quello della Toscana, rappresenta la mirabile fusione degli elementi naturali e dell’opera umana nel corso dei secoli, tanto che il vecchio e il nuovo sono diventati “contemporanei”, frutto di uno stesso atto creativo.
Il visitatore guarda dall’alto delle mura, delle torri o dei campanili, vedrà uno dei più vasti e armoniosi panorami d’Italia: la fertile, immensa pianura della Valdichiana, decantata già dagli autori classici e celebrata nelle parole di stupore dei viaggiatori del Grand Tour, chiusa all’orizzonte dai monti di Siena tra i quali spiccano l’Amiata e il Cetona e dal grande specchio del lago Trasimeno.


Acqua, terra e presenza umana.
È da questo equilibrio che nasce il paesaggio.Un nome antico, un nome etrusco
Prima della valle,
c’era il Clanis.


Le fonti letterarie ci indicano per l’epoca etrusca la Valdichiana come uno dei grandi granai che rifornì Roma, a più riprese, di cereali, durante i momenti di carestia. Le granaglie venivano in genere trasportate con grandi zattere lungo il Clanis, poi il Paglia ed infine il Tevere fino a Roma.
Il fiume, che fornisce il nome attuale alla valle, garantiva una risorsa d’acqua utile anche per le irrigazioni, il pesce (sono stati rivenuti in località Melmone, presso Castiglion Fiorentino, pesi ed anelli in terracotta per reti fisse), canne palustri e molto altro, tanto da essere ritenuto una divinità, come attesta l’iscrizione Mi Klanin presente su una coscia di un bronzetto di atleta rinvenuta in località Quarrata nell’Ottocento, ora conservato al Cabinet de Medailles di Parigi, o il santuario fluviale di Brolio dal quale provengono straordinarie statuette di bronzo, apprezzabili in copia presso il Museo del Cassero di Castiglion Fiorentino.
Tra lo specchio lacustre del Trasimeno, sulle cui sponde si consumò la memorabile battaglia del 217 a.C. fra Annibale e Flaminio, la linea del Clanis e i promontori pre-appenninici sorsero, in età etrusca, fin da età arcaica, potentati principeschi indiziati dai grandi tumuli e importanti centri urbani a Cortona, Castiglion Fiorentino, Foiano, Lucignano, Marciano, Monte S. Savino.



Dobbiamo immaginarci il territorio sfruttato prevalentemente a cereali, ortaggi vigneti, frutteti e, in area collinare, olivi e un allevamento costituito da ovicaprini, suini, bovini, con relative risorse costituiti da prati e boschi. Così, ad esempio, è testimoniato dai tanti vasi per bere vino, sia di fabbricazione etrusca (bucchero) che di fattura greca, conservati nei musei della Valdichiana (MAEC e Cassero) o dalla nota tabula cortonensis, la lunga iscrizione etrusca che menziona la presenza di una vigna a Cortona.
Caccia e pesca, fluviale e lacustre, costituivano attività integrative, non sostitutive, della dieta, essendo presenti in abbondanza cinghiali, cervi, caprioli, anatidi, passeracei, mentre erano tenuti a distanza i competitor, essenzialmente costituiti da lupi e volpi, come testimoniato dai tanti bronzetti etruschi conservati, ad esempio, nel MAEC di Cortona.
“Mamma di Troia
e nonna di Roma”.
È il mito a decretare la centralità di Cortona nel Mediterraneo antico, rispetto alle categorie di spazio (il luogo da dove si parte per terre lontane o si arriva dopo lungo peregrinare) e di tempo (la vetustà). Conosciuta già da Erodoto, il padre della storia, fu colonizzata in età remota, come narra Dionisio di Alicarnasso, dai Pelasgi, “le cicogne”, spesso identificati con gli Etruschi. Arrivati a Spina con il loro re Nanas e occupata la rocca di Cortona, città degli Umbri, dopo aver scacciato i precedenti abitanti, sciameranno nelle altre sedi dell’Etruria per fondare nuove città.
Licofrone nel IV secolo a.C. e una serie di commentatori e scoliasti successivi narrano che anche Ulisse, conosciuto in Etruria con il nome di Nanos (l’errabondo), sarebbe venuto a morire a Cortona, presso quel monte Perghe, tradizionalmente identificato con la località Pergo, che accolse la sua sepoltura. L’intreccio si fa più fitto accettando quanto narra Virgilio nell’Eneide: da Cortona partì il mitico Dardano per fondare la città di Troia, giustificando la moderna definizione del centro toscano come “mamma di Troia e nonna di Roma”.

L’arrivo di Roma
La valle diventa
infrastruttura
Esiste una serie monetale, nota come serie della ruota o della Valdichiana, di età etrusco-romana, le cui immagini possono far riferimento alle forniture delle derrate alimentari oggetto della produzione: accanto alla ruota (che può probabilmente far riferimento ai trasporti di terra su carriaggi) compare l’ancora (la via fluviale del Clanis?) mentre il cratere, anfora olearia e la doppia ascia possono far riferimento a vino, olio, legname.


La progressiva romanizzazione vide in una prima fase l’introduzione della centuriazione e l’instaurazione di numerose fattorie rustiche estremamente specializzate nelle produzione, soprattutto a seguito delle parentesi sanguinose delle guerre civili fra Mario e Silla prima, Ottaviano ed Antonio poi, che ebbero come conseguenza finale la distribuzione dei terreni etruschi agli ex militari romani; in una seconda fase sorgono gradualmente grandi ville a vocazione agricola nell’interno, con immense proprietà terriere. Sono note diverse ville rustiche come ad Ossaia o Cisternella, presso Foiano della Chiana.
Fra il III e il II secolo a.C. inizia invece la costruzione di un sistema stradale romano.
Il tratto realizzato per primo, da Chiusi a Fiesole è meglio nota come Cassia etrusca o vetus, in quanto recuperò il percorso etrusco che collegava le città di Chiusi, Cortona, Arezzo e Fiesole. La messa a regime idrologica della Val di Chiana, fertile in periodo etrusco e romano ma sempre soggetta alla ricorrente stagnazione delle acque, consentì, sempre in età repubblicana, di poter far correre una strada da sud a nord da Chiusi verso Fiesole che, fiancheggiando la sponda occidentale del Clanis, facesse evitare in tal modo la deviazione per Cortona, nota come Cassia repubblicana.
Per ridurre le distanze fra Chiusi e Firenze una variante che addirittura saltava Arezzo, nota come Cassia Adrianea, fu aperta dall’imperatore Adriano intorno al 123 d.C. La caduta dell’impero romano vede da una parte l’arrivo di nuove popolazioni di stirpe germanica, come Goti e Longobardi, Franchi, sia il diffondersi progressivo della nuova religione cristiana, alla quale aderiranno anche i nuovi venuti, con la nascita delle prime comunità, fonti battesimali, chiese, santi cari ai nuovi venuti (S. Agata dei Goti, S. Michele Arcangelo dei Longobardi, S. Martino dei Franchi).
Il Medioevo e il Rinascimento
La valle sale
sulle alture
Con l’alto medioevo crollano tali sistemi insediativi fondati sulla base schiavile e si ritorna a piccoli abitati di altura che presto diventano castelli prima dell’anno Mille: ne sono esempi mirabili i castelli di Montecchio Vesponi e Gargonza. Nascono anche le prime grandi abbazie, come Farneta, S. Michele Arcangelo.





I boschi si riprendono il paesaggio e il Clanis diventa, inesorabilmente, una grande palude, che si estenderà sempre più fino ai tempi di Leonardo da Vinci, che la rappresenterà nella famosa carta della Valdichiana, oggi conservata a Londra. Le grandi strade romane vengono abbandonate.
Gradualmente entrano in funzione, con il Medioevo, le prime macchine per trasformare i cereali: è il caso, ad esempio, della nascita dei primi mulini ad acqua nella Val d’Esse e in Montagna, nonché di qualche mulino a vento nell’area di Pergo.
Intanto le città e gli abitati come Cortona, Foiano, Lucignano, inizialmente quasi spopolati, riprendono vita e diventano liberi comuni, più avanti Signorie (come ricorda, ad esempio, la Giostra dell’Archidado di Cortona, che si svolge davanti a Palazzo Casali, che prende il nome dall’omonima signoria). Sorgono edifici civili, religiosi, mura o nella classica pietra serena (è il caso di Cortona, Castiglion Fiorentino, Monte S. Savino) o in laterizio (Lucignano, Foiano della Chiana). Si tratta di una stagione, dal Medioevo al Rinascimento, che vede la presenza di personaggi storici di prim’ordine, come S. Francesco, S. Margherita e Frate Elia da Cortona, eccelsi pittori, come Beato Angelico, Luca Signorelli, Bartolomeo della Gatta, il Pomarancio, artisti dell’arte invetriata, come i Della Robbia. Fioriscono gli ordini domenicani e francescani.





Dai Medici ai Lorena
La grande trasformazione
della valle
Con la battaglia di Scannagallo (nota anche come battaglia di Marciano) combattuta il 2 agosto 1554 in Val di Chiana, tra Pozzo della Chiana e Marciano della Chiana (Arezzo) si assiste allo scontro tra l'esercito ispano-mediceo di Cosimo I de' Medici e le forze franco-senesi di Piero Strozzi: l’evento segnò la fine della Repubblica di Siena e l'ascesa del Granducato di Toscana. Della battaglia si dà conto nella rievocazione che tradizionalmente avviene a Pozzo della Chiana e nell’allestimento all’interno della Torre di Marciano. La presenza di Firenze è ben chiara in molti stemmi dei capitani di parte fiorentini che campeggiano nei palazzi del territorio o nelle fortezze, come quella del Girifalco di Cortona, che dominano i centri abitati.



Il paesaggio
che riconosciamo oggi
Se i Medici continuano l’opera incessante di bonifica dei terreni impaludati, la nuova, grande modifica del territorio avviene con gli Asburgo-Lorena, che terminano i processi di già avviati dalla precedente casata, regimando e invertendo le acque del fiume fino a farlo divenire il Canale Maestro della Chiana, realizzando l’assetto paesaggistico attuale, con muretti a secco e terrazzamenti ad oliveti in collina e campi di cerali delimitati da aceri maritati a vite nella pianura (il classico giardino mediterraneo); non solo: si introducono dalle Americhe anche le nuove colture del Mais e del Girasole (oggi simbolo della nostra valle) o l’allevamento del baco da seta, di cui le foglie di gelso (presenti ancora a centinaia nel nostro paesaggio) ne costituiscono il nutrimento, valorizzando (in continuità con l’antico) la selezione scientifica della razza chianina e sviluppando la leopoldina come nuova unità abitativa di produzione agricola, sorta di simmetrico della villa romana antica, pur essendo naturalmente non più abitata da domini ma da coloni. Nascono anche le prime Accademie, come quella etrusca di Cortona, sostenute dagli ultimi medici e dai Lorena, che mettono a pubblica utilità la biblioteca e il museo.







La fine di un mondo
La campagna cambia.
La memoria resta
La parentesi napoleonica e l’unità d’Italia non portano scosse sociali paragonabili a quelle della prima e della seconda guerra mondiale. L’abbandono delle campagne e del sistema mezzadrile, alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, porterà ad una stasi delle campagne e alla perdita dei valori di quella che oggi ricordiamo come civiltà contadina.
Ci piace chiudere con le parole di Gabriele d’Annunzio che, in qualche modo, con l’immagine dell’aratura delle terre di Cortona, crea un ponte ultrasecolare tra i contadini del suo tempo e quelli etruschi e romani, un ponte che nelle tradizioni materiali e antropologiche, come dimostrano le fotografie di Furio Del Furia conservate a Foiano o di Duilio Peruzzi a Cortona, non si era interrotto ancora del tutto alla metà del Novecento:
Dirompendo col vomere l’antica gleba etrusca il bifolco, a Sepoltaglia, all’Ossaia, la spada e la medaglia scopre laddove ondeggerà la spica.
Gabriele d’Annunzio
Di questo mondo parlano ancora gli ecomusei come quello del Carro Agricolo di Fratticiola, a Cortona, o straordinarie manifestazioni folcloristiche come il Carnevale di Foiano della Chiana, la Maggiolata di Lucignano, o gli spettacoli di associazioni folcloristiche come il cilindro.



La valle non è
un museo
Ma intanto l’agricoltura e l’allevamento vanno avanti e dagli anni Ottanta del Novecento si assiste alla nascita di grandi vigneti di sirah che producono vini di eccellenza ottenuti in cantine avveniristiche; anche l’olio di oliva oggi si contraddistingue per la qualità e vanta, insieme a prodotti come l’aglione della Valdichiana o la bistecca di chianina, un rango di caratura nazionale. Anche i tanti casolari della piana, della collina e della montagna diventano, una volta recuperati, incantevoli agriturismi, pronti ad accogliere i tanti turisti che ritornano sulle orme di quelli di qualche secolo prima.
Passeggiare tra i percorsi di Francesco, della via Lauretana, della Bonifica, assistere ad una processione religiosa, o semplicemente guardare un tramonto disteso su un’amaca nei tanti agriturismi della Valdichiana, è un’esperienza, prima che turistica, di portata storica.
Trenta secoli di storia sono pronti a scomparire tra i monti e risorgere al mattino ogni giorno:
un magico privilegio che vale la pena di sperimentare.Curtun · Cortona
Una città dove
il tempo resta visibile
La città di Curtun (così suona il nome in etrusco) appare ancora oggi con un aspetto non troppo dissimile da quello che avrebbe potuto avere oltre duemila anni fa, se solo si potessero sostituire alla chiese i templi e ai palazzi rinascimentali le più modeste abitazioni degli avi. Costruita su un contrafforte del Monte S. Egidio, è cinta da quasi tre chilometri di mura poderose, di perimetro rettangolare, levigate dai secoli e dal vento, ricordate come “ciclopiche” o “pelasgiche” nei taccuini di molti viaggiatori, con notevoli filari di blocchi di età etrusca e successive inserzioni medievali; dentro queste barriere eterne si aprono le antiche porte in corrispondenza delle strade che dalla pianura salgono tortuose, secondo il vario andamento del monte.
Lungo tutto il tratto che dalla pianura porta alla città, sono campi a terrazza popolati di ulivi e segnati da muri a secco, tra i quali s’annidano sontuose ville recinte di lecci, di pini e di cipressi, case coloniche, monasteri, chiese monumentali che sembrano edificate senza apparente necessità, così isolate come sono e così perfette nella grandiosa purezza della linea rinascimentale, con cupole, finestre, celle campanarie, tutto nella linda pietra del luogo.
Al di sotto, sul cono collinare e più avanti, verso la campagna sottostante, sono le tombe più celebri, da quella denominata Tanella di Pitagora, nota già al Vasari, al Melone di Camucia (così in gergo locale vengono chiamati i tumuli etruschi per la loro forma emisferica), a quelli del Sodo.


Mura.
Palazzi.
Chiese.
L’aspetto di Cortona è caratteristico: vie ripide, pavimentate a lastroni, in un complesso architettonico dominato dalla pietra serena. Sulla cima del colle troneggia l’antica fortezza dei Medici, probabile sede dell’arx etrusca. Fra i palazzi medievali e rinascimentali, impiantatisi sull’urbanistica antica, hanno particolare importanza il Palazzo Civico del XII secolo, la torre del XVI secolo, il Palazzo Pretorio, con la facciata rinascimentale, più noto come Palazzo Casali (dal nome della famiglia che resse la signoria di Cortona a partire dal 1300) in cui hanno sede il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona ed una preziosissima biblioteca, celebre tra gli studiosi di tutto il mondo, ricca di 22.000 volumi a stampa, 1172 pergamene, 133 preziosi incunaboli e 633 manoscritti.
Il centro storico riserva numerose “perle” per il visitatore: il Palazzo Fierli-Petrella del XV secolo, il Palazzo Ferretti del XVIII secolo, il Palazzo rinascimentale Mancini-Sernini (detto Cristofanello). Notevoli tra gli edifici sacri, il Duomo, costruito una prima volta nel XI secolo e rifatto durante il XVI secolo ( il campanile è del 1556 con progetto attribuito a Francesco Laparelli, architetto cortonese fondatore de La Valletta); la chiesa di S. Agostino della fine del Duecento; di S. Domenico del XV secolo; di San Francesco, iniziata da frate Elia nel 1245 con elementi romanici-gotici; la Chiese di San Niccolò del XV secolo, con prezioso “gonfalone” dipinto da Luca Signorelli; del Gesù, sede del Museo Diocesano con numerosi importantissimi quadri, tra i quali la più celebre “Annunciazione” del Beato Angelico; la Basilica Santuario di S. Margherita, fondata dalla Santa stessa nel XIII secolo, ma completamente rifatta nel secolo XIX con la tomba gotica della Santa del 1362.
All’esterno, la chiesa di S. Maria delle Grazie al Calcinaio, di Francesco Giorgio Martini iniziata nel 1485, la chiesa di S. Maria Nuova, rinascimentale, la Villa Passerini (detta il Palazzone) costruita da G.B. Caporali intorno al 1515 e attuale sede estiva della Scuola Normale Superiore; immerso in uno scenario naturalistico di eccezionale pregio è il Convento dei Cappuccini alle “Celle” sorto presso la cella in cui abitò S. Francesco d’Assisi; sublimi esempi di arte romanica sono l’Abbazia di Farneta, preromanica, e quella di S. Angelo a Metelliano (predio di quella gens etrusca il cui più noto esponente, Aule Metelis, fu raffigurato nella celebre statua de l’Arringatore).
Cortona fu patria dei pittori Luca Signorelli e Pietro da Cortona e il pittore futurista Gino Severini ebbe qui i natali; di entrambi si conservano opere nei musei e nelle chiese locali, mentre la nota via Crucis di Gino Severini, con edicole che conservano le scene a mosaico, scandisce un ripido sentiero che collega Piazza Garibaldi con il Santuario di Santa Margherita.
Numerosi sono stati i grandi personaggi, i visitatori e i viaggiatori che, a partire dal medioevo, furono attratti dalla bellezza della città di Cortona e ne diedero testimonianza nei loro scritti. Ma la fama di Cortona riecheggia soprattutto fra i viaggiatori e scrittori anglosassoni, fra i quali G. Dennis, che ha lasciato una fondamentale pubblicazione sui suoi viaggi in territorio etrusco, gli scrittori D.H.Lawrence e H. James e sulle pagine di molti diari di viaggio composti fra il 1860 e il 1924. Più di recente lo straordinario successo del volume Sotto il sole della Toscana, opera della scrittrice americana Frances Mayes, ha contribuito a divulgare in tutto il mondo la bellezza del paesaggio cortonese, la sua forza evocativa, il piacere della vita tra i colori, i profumi e i sapori della terra toscana.



Il passato non è dietro di noi.
È nel paesaggio.
Ogni strada, campo, muro, borgo e tradizione aggiunge un nuovo strato a una storia che non ha mai smesso di trasformarsi.
探索地区 ↗